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venerdì, 27 maggio 2005

DA ZERO A DIECI

 

Mercoledì sera 

 

Salve, chiamo per conto dell’università di Padova, potrei parlare con il Dott. Fxxxna?

-         Mmmm…beh sono io

-         Ah…bene le spiego…stiamo raccogliendo alcuni dati sulla condizione dei laureati in Scienze della comunicazione, che hanno conseguito la laurea negli ultimi tre anni…Dovrebbe aver già ricevuto una lettera del corso di studi che la informava di questo progetto…l’ha ricevuta?

-         Mmm…si mi pare di si

-         Ecco…vede io sono una studentessa del secondo anno in Scienze della comunicazione, volevo sapere se lei era disponibile per un’intervista riguardo la sua condizione di neolaureato in scie…

-         Cioè…tipo che ci dobbiamo vedere e lei, anzi…tu…ci diamo del tu vero…insomma abbiamo praticamente la stessa età no?

-         Beh insomma…io ho 21 anni, lei dovrebbe averne 27

-         Ah…e non è come avere la stessa età?

-         Beh…dipende…comunque si…diamoci del tu…anche io preferisco

-         Dicevo…il questionario è al telefono o è una cosa faccia a faccia?

-         Ecco…si ci si dovrebbe vedere, io le farei le domande…una cosa rapida…sono domande a crocetta

-         E dove ci si dovrebbe vedere?

-         Dove vuole lei

Penso…dove voglio io? Al bar…facciamo al bar? Si al bar…ah no…facciamo a casa mia, così vede bene la situazione di un neolaureato, così vede i segni, così si fa un’idea

-         Non saprei…senti…io abito abbastanza vicino al centro, c’è anche il parcheggio…insomma se non ti dispiace puoi venire a casa mia?

-         Si certo…non c’è problema. Quando le va bene?

-         Adesso.

-         Come adesso?

-         No scherzavo

Non scherzavo un cazzo…questa sera non so con chi cenare…se arrivasse questa studentessa. Lei il suo questionario, i ricordi, i consigli per il futuro, il vino, un cd, le sigarette…

-         Venerdì mattina può andare?

-         Venerdì mattina alle 9 e mezza.

-         Ok

-         Ok

 

 

 

 

 

 

Venerdì mattina

Ho fatto un sogno in cui mi trasformavo in Raimondo Vianello, ricevevo telefonate anonime e minacce di morte, e scappavo con Sandra Mondaini.

Mi sveglio. Spalanco gli occhi. Sono le 9.

Tra mezz’ora arriva la studentessa.

Come sarà? Brutta, sfigata, occhialuta, super figa, pankettina, autonoma, operaia, ciccettina, ciccetona, skazzata, di celluloide, con la cellulite, fumatrice, con le Philip Morris, con il tabacco da girare, con la bicicletta, con la motoretta, con la macchinina, con la frangettina.

Con la gamba lunga, sarà con la gonna estiva, con il reggiseno e la spallina, con il tatuagetto sul polso, con il tribale sulla schiena, con la bocca da fragolina, con la pancia scoperta, con la R moscia, con la coscia in vista, con il libro sotto il bracio, con lo zainetto che va di moda, con l’agenda zeppa di post-it, con la matita smangiucchiata.

Come sarà come sarà, dal terrazzino fumo la prima sigaretta e guardo il parcheggio, sono le 9 e 28 e lei sarà puntualissima, si sentiva dalla voce che sarebbe stata puntuale.

Una Opel Tigra si ferma vicino la mia Punto Blu, esce una bambina, una ballerina, una ragazzina, con la borsa della Paul & Shark, polo rosa, e jeans. Si guarda in giro. Cerca la casa.

Io sono ancora in mutande, ma il terrazzino copre quel che c’è da coprire.

-Sei la ragazza dell’università

Dico dalla finestra.

-         Si

-         Sali, secondo piano

Vado in salotto, sposto la tovaglia, svuoto i posacenere, in un sacchetto butto le lattine di birra aperte e le croste di pizza avanzate dalla partita di mercoledì.

-Prego, accomodati

Le sto a distanza perché il fiato è ancora quello del sonno

-Mi scusi un secondo

Vado in bagno, lavo i denti e sciacquo la faccia. Cambio maglietta e torno in salotto.

In quel momento si sveglia anche l’inquilino, che probabilmente stava pensando ancora al sogno di Raimondo Vianello.

 La ragazza tira fuori il questionario, spiega e inizia.

Io e l’inquilino iniziamo a farci i nostri film su quel corpicino entrato nella nostra casa.

E’ chiaramente benestante di famiglia, il padre le ha regalato la Tigra per la maturità, e i vestiti che ha addosso sono quelli di adesso. C’è scritto Miss Sixty sulla polo, che è rosa e ha due taschine inutili che fanno però tanta simpatia.

La pelle è di porcellana, e le labbra sono rosa, di un rosa pulito. Chiederò a qualche amica come si fa ad avere una pelle di porcellana che sembra brillare e una bocca che è rosa come se avessi messo un po’ di rossetto e poi ci avessi pennellato sopra un rosso d’acquarello.

I capelli sono di un biondino tinto, e ha la frangetta. Il seno è piccolo, e nel complesso è una bambolina.

Non è curiosa, e segue, legge e mette le crocette sul questionario.

-Bambina ma vedi qui cosa c’è?

Ridiamo ad alcune domande, e lei qualche volta si fa sfuggire il dialetto.

Tra una pausa e l’altra si parla di questa università.

-Da 0 a 10, quanto è stato importante il tuo corso di studio per il lavoro che svolgi ora?

-5

-Da 0 a 10, quanto è stata importante la laurea per il lavoro che svolgi ora?

-5

-Da 0 a 10, quanto pensi che gli strumenti che ti ha offerto….

-5

-Tutti 5?

-5

-ma ai tuoi tempi i professori…?

-Ai mie tempi? Ma guarda che io ho finito due anni fa, ho finito che tu iniziavi…cioè…le cose non saranno state tanto diverse

-Si…non so…cioè…volevo dire…quando l’hai fatta tu l’Università i professori erano giovani o vecchi?

- Ma guarda che sono gli stessi che avrai anche tu

La ragazza ride imbarazzata

-E cosa vuoi…si lo so..sono stupide queste domande

Finisce il questionario, ma la ragazza sta seduta e pare non voler andare via.

Mi parla degli ultimi esami, di letteratura contemporanea.

-Com’è quel corso?

-Bello…bellissimo…cioè il primo modulo che ti dà tre crediti è 800 e 900, insomma quello che si fa a scuola, poi il secondo modulo per gli altri tre crediti è fino agli anni 80.

-Ah…chi avete letto?

-Mmmh…beh adesso non li ricordo…ma erano tantissimi…una lista lunga così

E mi fa vedere quanto è lunga questa lista.

L’inquilino a quel punto prende il sopravvento e inizia a far come pare meglio

-Dicevi anni ’80. De Carlo, Tondelli, Palandri?

-De Carlo. De Carlo

Ripete la ragazza come avesse sgamato la riposta esatta

-Tondelli e Palandri no…vero?

-No…

E storce il nasino da patatina

-Poi abbiamo letto gli scrittori veneti…quello che vive ad Asiago…che si chiama…che si chiama…Stern…Mario Rigoni Stern…poi gli altri…

-Zanzotto, Meneghello, Cibotto

- E poi tanti altri, ma tipo sconosciuti, cioè che hanno fatto un solo libro, che sono giovani

Se l’interesse per questa tipa fosse in qualche modo rilevante, io e l’inquilino potremo sparare il colpo e dire che forse uno di quegli autori che lei ha visto nella lista lunga …così…sta dormendo di là in camera. Che si, in quella casa c’è uno scrittore veneto, che non è famoso, ma che nella biblioteca dell’Università è presente.

Che ha sudato tre anni a scrivere il suo romanzo, che l’Università l’ha fatta e poi ha deciso di fare lo scrittore, che ieri sera ci siamo sbronzati, io, lui e l’inquilino, e c’era anche l’altro amico, compagno di chiacchiere. Che un anno fa una ragazza come lei era seduta come lei sulla sedia attorno al tavolo, e intervistava il giovane scrittore veneto per la tesina da portare alla maturità. E aveva i brillantini sulle guance e la cintura colorata e la pancia piatta, e la gonna fichettina.

E lo scrittore stava male e le diceva che non voleva parlare del suo romanzo con una tipa che non gliene frega un cazzo del suo romanzo.

E io un po’ farei lo stesso con questa fichettina. Le vorrei dire che è da due anni che sono laureato e che è soltanto da due mesi che percepisco uno stipendio regolare. Che non c’entra un cazzo questa domanda sul numero chiuso e sulle opportunità di lavoro. Che tutto sta andando a puttane e che è meglio che si trovi un posto nella fabbrichetta del papà.

Ma la ragazzina mi piace, è così un conffetino dentro la sua polo rosa.

Le offro un caffè al bar sotto casa.

Vedo che ha voglia di parlare con me. Vuole sapere dell’università, ma io non le voglio dire che fino a qualche mese fa ero quasi esaurito, che vedere gli studenti in giro per Padova, con libri e aperitivi per le mani, è un’immagine che mi sta sul cazzo.

Lei farà la tesina in cinema. E adesso deve fare un lavoro multimediale.

Mi spiega che: c’è una poesia sul silenzio che ha trovato in internet, che ha scaricato tante poesie sul silenzio, e che ci vuole mettere una canzone, ma che tipo non sa se una canzone solo con la musica o anche con le parole, perché insomma è sul silenzio il lavoro e le parole non sono silenzio (e la musica-penso-) e che poi ci fa scorrere le parole della poesia, o sopra lo schermo o sotto, non sa ancora, e poi lei con la sua telecamerina farà delle riprese.

-Allora ti piace il cinema

chiedo.

-Si tanto

-Che cinema?

-tutto

Faccio finta di non sentire

-scusa…che cinema?

-ma tutto….guardo tutto

-mmm…vediamo…dai dimmi tre cose che ti piacciono

-beh…Chaplin…tutto…Il grande dittatore, ho tutti i dvd di Chaplin…poi Keaton…The general

- poi?

-poi La vita è bella, lo guardo in continuazione

-Moretti?

-Nanni Moretti

-Si Nanni Moretti

-mmm…poco

-Bertolucci

-Evito

-Fellini?

-Si bello…mi piace

-E poi?

-Ah…poi ho tutta la collezione della Disney

Alla parola Disney l’inquilino si avvicina al viso della ragazza e le dice

-ma a te da 0 a 10…quanto ti piace il cazzo?

 

 

 

 

 

 

postato da: wino alle ore maggio 27, 2005 13:37 | link | commenti (12)
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sabato, 23 aprile 2005

PAPA BOYS & GIRLS (seconda parte)

La metro per Tor Vergata è letteralmente deserta. Capisco che i funerali sono già iniziati, ma mi sento l’ultimo dei pellegrini.

Insomma siamo in 4 milioni e io sarei l’ultimo pellegrino della fila?, mi chiedo. Evidentemente si, ma poi smontato ad Anagnina e presa la navetta per il campus mi accorgo che in fin dei conti non c’è mica tutta questa gente. Ci sono i nove maxischermi, ma la densità di persone che staziona davanti è pari a quella di un concerto medio di qualche festival estivo. Plaid, gente senza scarpe, bambini che si rincorrono, mi ricordano le atmosfere della festa di Radio Sherwood a Padova, certo senza alcool e senza fumo, e quindi più triste.

Io cerco di non fare il solito indagatore sociologico con la smorfia in faccia, e mi ritaglio il mio posticino, lontano da bambini e da famigliole. Alzo gli occhi e inizio a seguire la celebrazione. La gente partecipa alzandosi in piedi nei moment giusti, e battendo le mani quando le immagini assumo valori simbolici.

Ci sono due riti in scena.

Il primo è quello vero, quello sul sagrato di San Pietro. Tutti vedono la stessa cosa, stanno in silenzio oppure pregano quando si deve pregare. Poi c’è una seconda cerimonia, che è quella che viene trasmessa e che viene vista e vissuta da queste masse di persone. Per chi sta davanti lo schermo la regia non è quella del rito della Messa, ma è la scelta del regista di montare e staccare determinate immagini. Così quando si inquadra il vangelo sfogliato dal vento la folla televisiva applaude, ma se si guardano le immagini di chi sta sul sagrato non si scorgono gesti di applausi.

Ecco, lo sapevo che alla fine la cosa della tv, del potere dei media avrebbe occupato la mia testa.

Anche davanti a questo evento così carico di preghiera, spiritualità, dolore per certi, tristezza per altri, affetto probabilmente per tutti, la tensione mediatica getta la sua patina di marciume.

Bisogna fare un atto di fede verso queste persone vicino a me. Bisogna ricordarsi che la fede è una cosa misteriosa e privata, sepolta più o meno da qualche parte nel nostro corpo. Ricordarsi che in ogni caso siamo qui in tanti, e tanti faranno il minuto di silenzio, e tanti hanno chiesto un giorno di riposo dal lavoro per partecipare al lutto. Insomma tra la quantità di azioni, ce ne saranno comunque una buona parte che nascono dalla fede. Vale per loro, quanto per me, penso.

Per me che sono stato un Papa Boys in quel di Parigi nel 1997, e che ora a quasi dieci anni di distanza vedo le cose in maniera un po’ diversa. Non più matura, ma più corrotta. Perché lo sguardo crescendo diventa più malizioso, e quello che prima sembrava autentico, adesso appare più grigio. E bisognerebbe avere la fede dei nonni, o lo sguardo dei matti, per vivere in maniera sincera e pulita tutta questa cosa.

Perché la Papa Girl che mangia i Canestrelli del Mulino Bianco durante la lettura dei Santi, avrà avuto sicuramente fame e stanchezza per la notte alle stelle, ma a me fa tanto venire in mente un pic-nic funerario.

Forse venendo qui speravo di ritrovare l’estate dei 19 anni, quella di quando si era fatta la maturità e con gli amici si era deciso di andare ad ascoltare il Papa. Ci sono delle differenze pesanti tra oggi e all’ora, c’è il fatto che quella volta il Papa parlava e ci spiegava che la casa del Signore era qui ed ora, e noi lo si ascoltava e si pregava, ora il Papa è morto, io sono qui da solo e la gente qui vicino ha qualcosa che non mi piace.

 

 

 

postato da: wino alle ore aprile 23, 2005 16:35 | link | commenti (4)
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venerdì, 15 aprile 2005

COMMENTI

Segnalo il commento al post precedente.

Ci si mette un pò a leggerlo, ma penso proprio che ne valga la pena.

Tra tutte le cose che si sono viste e che si sono lette mi pare una visione diversa.

L'altra faccia della medaglia, insomma.

Ringrazio Massimo per il pensiero.

 

postato da: wino alle ore aprile 15, 2005 01:23 | link | commenti (1)
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martedì, 12 aprile 2005

PAPA BOYS & GIRLS (prima parte)

Sabato 2 Aprile

Mtv Sabato notte ha cambiato il proprio palinsesto inserendo una serie di videoclip classici-pacifisti-soft, cose tipo One degli U2, e qualche altro pezzo d’antiquariato più o meno recente.

Poi facevano scorrere un numero al quale mandare sms per salutare il Papa.

Angela, Massimo, Paola e Umberto fanno capolino a casa verso le due di notte. Birra alla mano e semicerchio di sedie davanti alla tv a leggere cose tipo:

Questa notte mi sento di aver perso un amico. -Grazie Papa X tutto quello ke hai fatto-

-Karo Karol, sono poco religiosa, ma in questi giorni ho riscoperto un po’ della mia fede-

Io mi ero addormentato davanti la Tv , dopo aver mangiato una pizza con Silvia ed Elisabetta. Era stato Marco a darci la notizia della morte del Santo Padre, e io appena udita la cosa, avevo desiderato di tornare a casa per vedere dal mio salotto cosa stava succedendo a San Pietro e nel mondo.

 

 

Massimo e Umba, i più colti della cinquina parlano del quadro geo-politico-clericale degli ultimi trent’anni, e noi li si ascolta, facendo zapping tra una diretta e l’altra, e poi alla fine, Massimo che sa otto lingue, e che scherzosamente diciamo che potrebbe essere un papabile Papa, ci fa un brindisi in polacco, incrociamo i colli di bottiglia e salutiamo il Santo Padre, con un: Grazie.

Paola per salvare Massimo da una possibile investitura dettata dallo spirito santo, aggiunge:forse è meglio che mi sposi. Altro brindisi e buonanotte.

Giovedì 7 Aprile

Marzia e suo marito mi ospitano nel loro nuovo nido d’amore presso il quartiere Eur di Roma.

Mi scuso per essere capitato lì con così poco preavviso, ma questa cosa di venire a Roma per i funerali la volevo fare, e loro mi tranquillizzano dicendo che il sindaco Veltroni ha chiesto ai romani di aprire le porte ai pellegrini. Un brindisi al pellegrino, dicono Marzia e Antonio e poi a dormire, che domani la giornata sarà lunga.

Venerdì 8 Aprile 

Marzia mi dà merendine e una bottiglietta d’acqua, mi spiega come arrivare a Tor Vergata e così, zainetto leggero in spalla inizio il mio cammino.

L’Eur è deserto e alla fermata del Bus c’è soltanto una nonnina con la borsa della spesa. Passano due ragazzini, con addosso il sorriso di chi oggi non và a scuola. La nonnina in romanesco dice ai giovinastri:

“n’do annate?a far danni?”

(continua)

 

postato da: wino alle ore aprile 12, 2005 12:23 | link | commenti (1)
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domenica, 03 aprile 2005

QUEL RAGAZZO

Il Papa dei giovani, dicono in continuazione. E passano le immagini delle giornate mondiali della gioventù, e io a una di quelle giornate c'ero.

Potrei postare parole che mi vengono in mente ora.

Ma vedendo le immagini dei ragazzi alle giornate mondiali della gioventù mi viene in mente un sentimento tenero.

Tenero per quel ragazzo che nel 1997, aveva 19 anni, e dopo la maturità era andato a Parigi con gli amici ad incontrare il Papa.

E' tenero questo sentimento perchè quel ragazzo di allora non c'è più, e come dice Tondelli nel Weekend postmoderno:

"Ripensare oggi a quegli anni, ricercare nel ricordo quel ragazzo, tra le lettere che ha scritto, le pagine che ha inviato agli amici, le fotografie, le registrazioni, è cercare nel doppio dell'esperienza (non quella che fu, ma quella d cui abbiamo conservato un riverbero nella memoria), motivazioni e atteggiamenti che sembravano appartenuti, in realtà, a un'altra persona , come succede al personaggio di Beckett, Krapp, che ascoltando le registrazioni dei propri discorsi deve ricorrere al dizionario per poterli comprendere. Eppure è fondamentale, oggi, ripensare a quegli anni, anche se non sarà mai più possibile farlo con la testa di allora"

Ricopio qui di seguito le parole di quel ragazzo, e la preghiera di oggi, è che questo sentimento di tenerezza verso i pensieri di allora, diventi ogni tanto un sentimento più solido, perchè quel ragazzo mi manca sempre di più.

 

                  Padova Luglio 1997

Poi   si   ritorna   a casa. Già durante il viag­gio mi viene da pensare a quello che poche ore fa è successo. E' inevitabile pro­vare a catturare con precisione un'idea, mi sento in do­vere di voler portare a casa un pensiero preciso riguardo questi giorni passati in Francia nell'attesa della S.Messa di qual­che ora fa. Questo pullman in autostrada mantiene costante la sua velocità, penso che nei trascorsi giorni francesi un momento tranquillo e piatto come questo non c'è mai stato. Nemmeno prima di dormire sono riu­scito a godermi quei miei soliti cinque minuti giornalieri in cui il mio corpo si rilassa e i miei ritmi si confondono nel sonno: la stanchezza prepotente mi ad­dormentava senza darmi il tempo di af­fidarmi ad un buon pensiero riguardo la giornata. E' stato tutto così all'insegna della progressione questo viaggio. I giorni ad Ars sono stati l'anticamera delle giornate di Parigi, sono stati gior­ni di raccoglimento e preparazione. I giorni parigini sono stati più intensi, fre­netici, le mie sensazioni e i miei pensie­ri correvano a bordo di colorate linee metropolitane. Poi le fermate offerte dai momenti di catechesi. Ci si trovava dispersi tra tutti gli italiani, e con tutti gli italiani ci si tro­vava dispersi tra il milione di persone di Longchamp.  Longchamp si riempie tra un sorso d'ac­qua e una partita a carte. Il sole batte schivando le poche nuvole del sabato pomeriggio. Ci si guarda intorno per capire da che parte il Papa sta facendo il suo ingres­so. Si accende il milione di candeline che ci accompagnerà nella preghiera. La preghiera si costruisce unica tra le diverse lingue.  

L'umidità non risparmia nessuno e con la prima luce ci si sveglia bagnati e tutti consapevoli che ormai sta arrivando il momento da tempo inseguito. Sono qui in pullman e ripensando alla celebrazione della domenica individuo un momento preciso. E' ora, durante la S.Messa che voglio fissare il mio pen­siero, il mio ricordo. Arriva questa sen­sazione. 

La"sensazione-concreta" che quello che c'è qui intorno sia una grande preghie­ra.

Che quello che sto vedendo sia LA PRE ­GHIERA.

Ho pensato da sempre al senso che una preghiera possa avere, ho sempre cer­cato di capire le mie parole di preghie­ra dove andassero.

Mi hanno insegnato a dire le preghiere, mi hanno insegnato a pregare sia per me che per gli altri. Altri che non ho mai saputo rappresentarmi. Altri che non ho mai visto, ma che ugual­mente impegnavano il tempo di una pre­ghiera. Sono stato dubbioso del senso di queste parole dedicate a chi non ho mai visto in faccia. In faccia adesso pos­so vedere cento, mille persone, se mi ar­rampico un po' sulla transenna che ho davanti riesco a vederli quasi tutti, più di un milione si dice. Non mi interessa se sono di più, un milione è già tanto per darmi questa concreta-sensazione che le preghiere dette io le abbia dette per tutte le persone che ci sono qui, e che loro abbiano detto preghiere anche per me. Immagino un milione di lettere che ho spedito, ognuno dei presenti ha una mia lettera e assieme alla mia ha un mi­lione di altre lettere. Finalmente mi sembra di vedere una grande preghiera, ma soprattutto sono contento di vedere la mia. E' una sensazione, un'idea, ma non è una di quelle idee inafferrabili, questa idea di vedere rappresentata la preghiera è un'idea che posso toccare ora, mentre dico il Padre nostro, mentre sfioro gli altri uscendo da Longchamp, mentre qui dal pullman passo a fianco ad altri pullman. Questo è il mio ricordo di Parigi: l'aver visto una rappresentanza di persone di tutto il mondo, capaci di rappresentar­mi e di farmi capire le preghiere recita­te al Mondo.

 

 

 

postato da: wino alle ore aprile 03, 2005 23:47 | link | commenti (2)
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martedì, 22 marzo 2005

IL FOTOGRAFO DI LAUREE

Il fotografo di lauree sta seduto quasi vicino al laureando. Più vicino della commissione esaminatrice, più vicino della famiglia e degli amici. Fà le foto senza disturbare, non usa il flash e sa come mettersi per non entrare nella visuale del ragazzo che sta per diventare dottore.

Il fotografo di lauree è vestito con un completo grigio, e sul taschino ha un tesserino plastificato con scritto il nome e stampato il logo dell’università.

Scatta la foto della proclamazione, scatta la foto della stretta di mano, scatta giusto in quel momento durante il quale si dice: lei è dottore in…

E il ragazzo fà il primo respiro emozionato da dottore in…

   

Nel fuggi fuggi dalla sala di lettere del Bò, il fotografo di lauree si ricava i suoi spazi, non si intromette nelle dinamiche di festa, di baci, e pacche sulle spalle.

Qualche volta se il gruppo è troppo sgangherato si permette di dare qualche consiglio: facciamo con la famiglia, con gli amici, con la fidanzata. 

 

Il fotografo di lauree è da un po’ di anni che non lavora più come un tempo. Sarà il proliferare di macchinette digitali, di servizi fotografici improvvisati da amici che gli ha fatto perdere un bel po’ di lavoro.

Sarà la crisi economica, l’euro, il fatto che attorno alla laurea c’è un movimento di soldi impressionante. I bar che organizzano rinfreschi a 12 euro a persona per un bicchiere di prosecco e due-tartine-due. Che gli zingari adesso vengono a suonare la fisarmonica e il violino in mezzo al corteo, e che bisogna pagare anche quelli che mica si può essere razzisti il giorno della laurea. E lo hanno capito anche i marocchini che cercano di vendere braccialetti portafortuna al neo laureato e a prossimi neo laureati che stanno al seguito.

Il fotografo di lauree individua facilmente il padre del laureato, lascia un biglietto da visita e spera di rivedere quell'uomo qualche giorno dopo nel suo laboratorio fotografico.

Il fotografo di lauree non è imbarazzato nell’andare a proporre il suo servizio. E’ orgoglioso del suo mestiere e sa che nemmeno tutte le macchinette digitali degli amici sapranno restituire il colore e la patina di quei momenti. Al fotografo di lauree bastano pochi scatti per dire tutto, per raccogliere il meglio.

 

Il fotografo di lauree avrà ereditato quel lavoro dal padre, perché essere il fotografo di lauree dell’Università di Padova mi sa tanto di uno di quei lavori che passano di padre in figlio.

Non ho mai visto negozi di fotografia che esponessero book di foto di lauree, non ho mai visto annunci o bandi di concorso.

Deve essere una cosa un po’ misteriosa il rapporto tra l’Università e il fotografo ufficiale delle lauree.

Il fotografo di lauree ha imparato il mestiere dal padre, e avrà fatto una scuola tecnica. Magari ha la terza media e qualche corso di fotografia. O magari voleva fare tutt’altro e ha studiato, e si è iscritto pure lui all’Università e poi ha cambiato idea.

 

Il fotografo di lauree ha sentito tante di quelle volte il rito del diventare dottori.

Ha sentito discutere le tesi di Lettere, di Lingue, di Filosofia e di tutti i diplomi nuovi.

Il fotografo di lauree si è divertito quella volta che il ragazzo ha fatto ascoltare Bob Dylan e Bruce Sprigsteen alla commissione che seguiva la tesi in letteratura americana.

Il fotografo di lauree si è sentito imbarazzato ed inutile la prima volta che ha visto un laureando scoppiare a piangere per le domande del contro relatore.

Il fotografo di lauree ha imparato un bel po’ di cose sul cinema ascoltando le discussioni, e la sera in più di un’occasione è passato in videoteca a prendere qualche film citato.

Si è fatto una classifica dei filosofi preferiti, e ogni tanto un ripasso di date, guerre e governi, gli fa bene. 

Il fotografo di lauree non sopporta le discussioni dove non si capisce assolutamente nulla, non è interessato alle cose di metrica o di linguistica, ma i versi di Pascoli, Foscolo e Carducci li ascolta sempre volentieri.

Negli ultimi anni ci sono gli scienziati della comunicazione che portano tesi di marketing, internet, schemi e analisi economiche che non ama per niente.

Fa eccezione per le lingue, anche se non conosce lo spagnolo e il francese gli piace sentire quei suoni.

Se poi a parlare in francese o spagnolo è una ragazza è ancora meglio, e se è estate è il massimo. Potrebbero essere le sue figlie, ma il fotografo di lauree  durante la sessione estiva guarda le gambe delle ragazze, coperte da gonne che mantengono il rispetto di quel momento accademico.

C’è tutta un’eleganza sensuale durante quelle discussioni.

Il fotografo di lauree guarda i parenti e gli amici e pensa a chi è l’amico migliore, cerca di individuare il fidanzato, pensa alle notti passate a studiare di quel gruppetto di studenti, pensa all’affetto cameratesco delle amicizie nate in biblioteca o negli appartamenti degli studenti fuori sede.

Il fotografo di lauree si sforza di scattare la foto esattamente durante il primo respiro della vita del nuovo dottore.

Il respiro che chiude con i caffè alle 4 di notte, il respiro che chiude con le corse in vespa sull’argine la domenica mattina dopo aver cercato di studiare e di fare l’amore. L’ultimo respiro che chiude con i bollini per gli esami, con le fotocopie dei libri, con la sensazione di non farcela ad ogni orale e ad ogni scritto, con il brivido di quando il professore prende in mano il libretto.

L’ultimo respiro dalla condizione di studente, di eterno giustificato alla vita.

 

Il fotografo di lauree anche quando non riesce a vendere le foto, ne sviluppa sempre almeno una, ed è la foto di quel momento, la foto della linea d’ombra, del compimento del rito.

Il fotografo di lauree tiene quelle foto in diversi album. Ogni album un anno accademico.

Mi piace pensare a quell’album come un album fatto di abbozzi di sorrisi, di occhi stanchi e felici, di rossori sulle guance.

Un album che malgrado quegli anni di studio abbiano portato dolore, frustrazione, stanchezza, la morte di un genitore che non è lì in quel momento, la delusione di un tempo passato, l’idea di aver sbagliato tutto…

…in quel respiro il fotografo di lauree è convinto che ci sia un momento di felicità.

E così il suo album diventa un tesoro prezioso, che solo lui ha la fortuna di custodire.

postato da: wino alle ore marzo 22, 2005 13:41 | link | commenti (12)
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venerdì, 18 marzo 2005

Il garage di Johnny Depp

Ho un malessere addosso da due giorni che mi porta a passare diverse ore davanti la televisione.

Guardando il telegiornale glamur di Mtv faccio pensieri che vanno di pari passo al mio star male.

Il sindaco di Como ha impedito a George Clooney di acquistare un pezzo di spiaggia sulle rive del lago, proprio nei pressi di una delle sue ville. Apprendo che Clooney non ha solo una villa sul lago dei promessi sposi, ma ne ha più d’una e continua a comprarne.

Il coinquilino dice:

“ma che cazzo c’è di figo sul Lago di Como?”

“boh…”

“…”

“te lo vedi che tipo Johhny Depp compra i quattro condomini della nostra via?”

“sarebbe una figata…secondo te verrebbe direttamente lui a ritirare l’affitto?”

“può essere…farebbe molto…anti-divo, anti-star-sistem e tutte quelle cose lì...”

“...se lo sapesse la tua amica che va matta per Johnny Depp...chissà che storia che verrebbe fuori”

“quale?”

“quella che ha quasi scopato con Warren Cuccurullo”

“ah si…le piace proprio Johnny Depp”

“ecco lei…così verrebbe qui ogni dieci del mese ad attendere Johnny Depp che viene a ritirare l’affitto”

“magari una sera diciamo…Johnny stiamo scongelando una pizza ti fermi a cena?”

“e lui cosa direbbe?

“che ne so…direbbe che deve sentire a casa, cosa dice Vanessa”

“Vanessa chi?”

“quella francese...Vanessa Paradis...sua moglie...quella che  negli anni ‘80 cantava Joe le taxi

“e cantava in francese?”

“si…in francese…aveva una felpa rosa”

“che merda…Vanessa Paradis….che merda gli anni ‘80”

“magari Vanessa gli dice...va bene Johnny ma non fare tardi con quei due cazzoni dei tuoi affittuari

“direbbe affittuari?”

“no probabilmente direbbe soltanto…quei due cazzoni

“ah quindi Johnny è sposato…che sfiga…con che divo si potrebbe andare a fare baldoria?”

“Keanu Reeves?”

“ma Keanu ha appena comprato casa, ha comprato da poco la sua prima casa, prima viveva soltanto in alberghi…figurati se viene a fare questo investimento in quel di Padova”

“e se Warren Cuccurullo avesse fatto una ricerca con Google e avesse trovato il post a lui dedicato, e ci rintracciasse perché in verità la tipa è stata il suo grande amore durato solo un pomeriggio, e lei gli ha spezzato il cuore e ora tramite internet può risalire a lei…ti scrive un commento e ci ritroviamo Cuccurullo per casa?”

“Ma tu pensi davvero che io se dovessi ricevere un commento sul mio blog da Warren Cuccurullo farei in modo di farlo venire per farlo mettere con la tua amica?”

“sei interessato tu alla mia amica e hai paura di Warren Cuccurullo?”

“non è questo il punto”

“non hai risposto”

“dico che non è questo il punto, ma tu hai visto che Warren Cuccurullo fa l’attore porno? Ma hai visto che verga che si ritrova? Sono sicuro che la tua amica non è interessata a Cuccurullo e a tutto il resto…penso”

“…”

“boh…”

“giusto…e poi Cuccurullo per casa? Inizierebbe a toccare la mia chitarra, direbbe che fa cagare…che è scordata...che lui ne ha una a casa che gli ha regalo Frank Zappa...e tutta un'altra serie di cazzate”

“magari piscia anche fuori dal cesso”

“con quel cazzone probabile”

“cosa c’entra? Mica se uno ha il cazzo lungo allora è più facile che pisci fuori”

“no però siccome è più lungo magari deve stare distante di più dalla tazza, così quando il getto diminuisce è più probabile che sgoccioli fuori”

“ma guarda che ha il cazzo lungo solo quando è duro”

“va beh…ma sarà sicuramente più lungo della media anche quando non è lungo…cioè duro…”

“mmm…vero…forse è meglio togliere il post su Cuccurullo che ce lo ritroviamo veramente per casa”

“comunque non gliel’hanno data la spiaggetta a Clooney…hanno detto che lui è molto simpatico, ma che non può comprare la spiaggetta. Però gli organizzano una festa per dargli le chiavi della città, il sindaco porta vino buono, e salumi, ma Clooney deve portare il Martini”

“tu subaffitteresti il garage a Johnny Depp?”

“io si”

“dovremmo sgomberarlo prima”

“lo sgombereremo solo per Johnny”

“oggi non riuscirei a sgomberare il garage perché secondo me mi sta venendo l’influenza”

“per fortuna non ha chiamato Johnny…altrimenti ci toccava andare a sistemare tutto”

“per fortuna”

 

 

 

postato da: wino alle ore marzo 18, 2005 16:41 | link | commenti (4)
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giovedì, 10 marzo 2005

NON ERA IL MOMENTO PER DIRLA

 

Venerdì sera

“Lo sai che non riesco a stare da sola” diceva.

Gli occhi avrebbero potuto far spuntare una lacrima, che invece non riuscì ad uscire, quasi fosse stata fermata dalla strozzatura leggera della voce. Come se quella piccola interruzione del respiro fosse stata capace di bloccare oltre che le ultime lettere, ogni altro movimento, compreso quello degli occhi.

Era tornato a pensare a quella frase vedendola entrare nel locale accompagnata da un nuovo personaggio, che senza tanto recitare riusciva ad apparire totalmente inadeguato al portamento di lei.

“Un nuovo figurante al suo fianco, senza futuro” aveva pensato il ragazzo, dopo aver baciato le sue guance e aver stretto la mano di questo nuovo personaggio.

I soliti tre pensieri che partono riguardano il fisico di lui, al quanto scarso, alto e ben piazzato, massiccio, senza muscoli e con poco grasso, il secondo pensiero andava nella direzione dei primi discorsi, delle prime parole, che non si portavano dietro nulla ne di seducente ne d’intrigante, il terzo pensiero si rivolgeva all’espressione, che come per le altre due osservazioni non lasciva presagire nulla di buono.

“sarà per un'altra volta” aveva pensato. Sapendo che nemmeno questo era il ragazzo giusto per lei, e da bravo amico aveva tenuto il gioco e la conversazione, riservandosi di dire quello che stava pensando in un momento più appropriato.

 

Lunedì pomeriggio

Il coinquilino, entrando nella sua camera diceva:

“Hai mai pensato che si arriva ad un certo punto ad affrontare storie sentimentali votate al disastro?”

“Come?”

“Storie che sai già che andranno a finire male”

“Tutte le storie sai che possono andare a finire male”

“No” rispondeva facendo vibrare l’estremità della sigaretta per far cadere la cenere nel posacenere

“Ci sono storie nelle quali c’è la tensione della possibilità e storie nelle quali c’è già la certezza del fallimento.”

“Perché cominciare una storia già fallita?”

“Perché non c’è nulla di meglio, perché le cose vanno anche così”

“Non stai parlando di storie di letto?”

“No, quelle sono un altro gioco, si gioca con altre squadre, e il campionato è totalmente diverso. Le storie che dico io sono storie d’amore votate al fallimento”

 

Qualche anno fa

“Sono stata undici anni con lui, quattro con te, e non mi ricordo come sia la vita senza una persona al fianco” aveva detto dopo essersi lasciati. “Ci sono andata a letto” gli disse, e lui aveva anche pianto al pensiero. Non amandola più, aveva pianto al pensiero della sua solitudine personale, e della facilità di avere compagnia da parte di quella che era stata il suo amore fino a poco tempo prima.

“Perché andare a letto con lui?” aveva chiesto con l’incoscienza di chi ha ventiquattro anni ed ha a che fare con una donna molto bella

“Perché mi piace stare bene, e perché non riesco a stare da sola”

 

Lunedì pomeriggio

Il coinquilino proseguiva con il suo pensiero.

“Cosa devi fare ad un certo punto? Vai a letto con chi ti pare? Vai a letto sapendo che finisce quando finisce”.

“E quindi?”

“Quindi l’evoluzione del giro dei letti è la storia d’amore votata al fallimento. Perché il sesso soddisfa solo una parte della persona. Insomma il piacere, le carezze, le lenzuola, il timore della notte. Ma il rito dell’innamoramento entra più in profondità. Stimola le attese, fa pesare le parole al telefono, carica tutto d’impazienza. Come se si sentisse di avere il bisogno di tutte quelle cose. Aver bisogno di litigare, di essere gelosi, di sentirsi un giorno innamorati, di regalare una sciarpa d’inverno e di scriverci un bel biglietto. Di andare per negozi cercando una cosa che potrà piacere a lui, di riordinare la casa in una certa maniera.”

“E’ l’evoluzione del sesso senza amore?”

“Sei grezzo, ma è questa l’idea”

“…”

“L’idea è che hai trent’anni, trentacinque, quaranta, e nella tua vita ci sono stati tre lunghi amori, due, quattro, quello che è. Senti che forse non ci sarà più la persona giusta…sai la persona giusta… quella che la sposi, che ci fai i figli, che la vedrai morire o che sarà lei al tuo fianco quando sarà la fine. Insomma senti che questa persona forse non ci sarà, sai che il sesso ti darà ebbrezza e piacere, ma tu vuoi salire un gradino sopra.”

“E il gradino sopra?”

“Il gradino sopra è una storia d’amore che sai già in partenza andrà a terminare nel disastro, ma in ogni caso è la cosa migliore che puoi avere”

 

Martedì pomeriggio

La ragazza dice che non si sono ancora detti che si vogliono bene, che sono stati in un agriturismo, hanno mangiato e poi nella stanza nella quale hanno dormito non andava il riscaldamento. E hanno preso le coperte dagli armadi, e sono stati stretti tutta la notte, e hanno fatto l’amore, e sono stati bene, quella notte e gli altri tre giorni del fine settimana.

Poi lui ha preso il treno, è tornato via e lei ha anche guardato la finale di Sanremo, con la noia e con i mali di stagione che la facevano tossire.

“Sei contenta?” chiedeva l’amico al telefono

“Si, è stato carino, sono stata bene, mi piace”

“Lo rivedrai?”

“Penso di si”

“Non sei convinta?”

“Non sono convinta”

“E’ stata solo una scopata?”

“No”

“Cosa allora?”

“Non so”

“…”

 

Pensando alle parole del coinquilino gli venne in mente una possibile risposta.

Ma non era quello il momento per dirla.

postato da: wino alle ore marzo 10, 2005 02:50 | link | commenti (6)
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mercoledì, 02 marzo 2005

WARREN CUCCURULLO (seconda parte)

 

La ragazza:

Così il giorno dopo siamo alla stazione di Firenze…

Il ragazzo:

Due concerti in tre giorni?

La ragazza:

Si

L’amico:

Lei era lì per Simon

Il ragazzo:

Si…ma due concerti in tre giorni?

Il coinquilino:

Erano gli anni ‘80

Il ragazzo:

Ah si…edonismo reganiano, un miliardo entro i vent’anni, il boom economico…la Milano da bere…soldi e tutte quelle storie lì?

Il coinquilino:

Ecco si…l’idiozia allo stato brado

La ragazza:

Beh insomma arriviamo in stazione e sai che succede?

Il ragazzo:

Che succede?

La ragazza:

Troviamo John Taylor

Il ragazzo:

John Taylor in stazione?

La ragazza:

Si…John Taylor…era lì

Il ragazzo:

No…spiega…tu scendi dal treno e ti trovi John Taylor?

La ragazza:

Giuro

Il ragazzo:

Tu scendi a Firenze Santa Maria Novella e ti trovi John Taylor?

La ragazza:

Si…Firenze Sanrta Maria Novella

Il ragazzo:

Firenze Santa Maria Novella…quella della canzone di Pupo?

La ragazza:

Si quella di Pupo

Il coinquilino:

…Pupo…no Pupo…in questa storia c’è anche Pupo?

La ragazza:

Ma no…non c’entra un cazzo Pupo…era per dire

Il ragazzo:

Ma dove cazzo stava John?

La ragazza:

Era lì…appena fuori…appoggiato ad una ringhiera

Il ragazzo:

Insomma John era a Firenze e se ne stava appoggiato ad una ringhiera. Cioè sei in tournè in una delle città più belle del mondo…e te ne stai appoggiato ad una ringhiera?

Il coinquilino:

Erano gli anni 80 dove cazzo vuoi che stesse John Taylor?

Il ragazzo:

A tirare di coca in Albergo?

La ragazza:

Insomma John era lì…proprio lì.

Il ragazzo:

E tu che fai?

La ragazza:

Io faccio la figa…cioè me la tiro…insomma…non vado lì a disturbarlo…voglio vedere se lui mi nota

Il ragazzo:

E quindi che fai?

La ragazza:

Tiro un sospiro, tiro su le spalle, mi metto bella dritta e gli faccio un po’ di passerella lì davanti…così per vedere se lui mi segue con lo sguardo.

Il coinquilino prendendo il viso delLa ragazza tra le mani:

Ma quanto sei figa

Il ragazzo:

E John che fa?

La ragazza:

Non fa un cazzo, appena mi giro per vedere se lui mi ha notata lo trovo sepolto da una folla di ragazzine urlanti. Ma tanto io ero lì per Simon.

L’amico:

Lei era lì per Simon

La ragazza:

Insomma io e la mia amica ci diamo appuntamento con la sorella dell’amica e andiamo nel albergo che mi aveva detto Warren Cuccurullo. La sorella arriva sopra una bella vespina e ci dirigiamo verso l’albergo. Entro e chiedo di Warren Cuccurullo.

Il ragazzo:

Cioè tu entri nell’albergo dove stanno i Duran Duran e chiedi di Warren Cuccurullo?

La ragazza:

Ma no uso lo pseudonimo che mi aveva dato

Il ragazzo:

E che pseudonimo era?

La ragazza:

Ma non mi ricordo…una cosa tipo i personaggi di Walt Disnay

Il ragazzo:

Mickey Mouse?

Il coinquilino:

Paperoga?

L’amico:

Bambi?

La ragazza:

Si una cosa così…come nei film insomma. Lo pseudonimo. Insomma Warren Cuccurullo scende e con lui viene anche il sassofonista

Il ragazzo:

Ma i Duran Duran avevano pure il sassofonista?

La ragazza:

Ma si…insomma uno del gruppo…e insomma si sta lì e Warren Cuccurullo ci offre Coca Cola e salatini

Il ragazzo:

Ma sempre Coca Cola ti offrivano?

Il coinquilino:

Erano gli anni ’80

La ragazza:

E poi il sassofonista chiede in prestito la vespa alla sorella della mia amica e se ne va in giro per Firenze

Il ragazzo:

E con Warren Cuccurullo che succede?

La ragazza:

Ma non succede niente, parlavamo, ci facevamo le foto e mangiavamo salatini…io ero lì che speravo che mi portasse su a conoscere Simon.

Il ragazzo:

Ma lui se ti portava di sopra era per trombarti

La ragazza:

Appunto…che cesso.

Il ragazzo:

Va beh, ma era pur sempre uno dei Duran Duran

La ragazza:

Ma Warren Cuccurullo è orribile

Il coinquilino:

E’ stato scoperto da Frank Zappa è logico che sia orribile

La ragazza :

E poi io non avrei trombato con Simon…volevo solo conoscerlo Simon

L’amico:

Lei voleva solo conoscere Simon

Il ragazzo:

Conoscerlo per farci cosa?

La ragazza:

Ma così…per vedere com’era…capisci…lui era Simon

Il ragazzo:

Ma tu eri ancora vergine al tempo?

 

Ndr: La ragazza pensa qualche secondo

 

La ragazza:

Si ero ancora vergine

Il ragazzo:

Ah ecco perché non volevi scoparti Simon, ma se tu non fossi stata vergine ti saresti scopata Simon, e anche Warren Cuccurullo.

La ragazza:

Forse

Il ragazzo:

Ti rendi conto…essere sverginata da Simon Le Bon?

La ragazza:

Appunto…forse Simon non si sarebbe preso la responsabilità di sverginarmi

Il coinquilino:

Erano glia  anni ’80 se la sarebbe presa eccome, e assieme a lui se la sarebbero presa: Iggy Pop, Bono Vox, The Edge e combriccola, Scialpi, Garbo, Tom Cruise

Il ragazzo:

Ma al ragazzo che ha avuto il piacere, l’onore, l’amore, di sverginarti, l’hai detto che tu hai rischiato di perdere la verginità con Simon Le Bon?

L’amico:

Guarda che mi pare che se rischiava di perdere la verginità, la perdeva con quel debosciato di Warren Cuccurullo

Il ragazzo:

E poi?

La ragazza:

E poi un cazzo…ci si stava anche un po’ rompendo le palle, ma si doveva aspettare quell’altro che era in giro con la Vespa della sorella della mia amica. Si mangiavano i salatini e si facevano le foto. Poi il tipo ritorna con la Vespa e ci si saluta. Warren Cuccurullo ci dà appuntamento per mezzanotte in un locale

Il ragazzo:

Che locale?

La ragazza:

Ma chi si ricorda

Il ragazzo:

Dimmi un nome…dimmi un nome altrimenti non riesco ad immaginarmelo

La ragazza:

Ma che ne so…Evita, Angelo rosa, una cosa così

Il ragazzo:

Evita o Angelo rosa?

La ragazza:

…Evita…

Il ragazzo guardandole ancora le tette:

…Evita…ok

La ragazza:

Ma mi stai ancora fissando le tette?

Il ragazzo:

Ma no…pensavo a come sei mentre balli, insomma a come ti muovi, a come si muovono

La ragazza:

Ma tu trombi?

Il ragazzo:

Sempre meno del necessario

Il coinquilino

Sempre una volta in meno del dovuto, e se si tromba una volta in più probabilmente era la volta sbagliata per trombare

La ragazza:

Avete finito?

L’amico risvegliandosi

Hai finito?

La ragazza:

Ma no…manca la fine

Il ragazzo:

E come finisce?

La ragazza:

Finisce che noi si va a ballare in un altro locale, e insomma ci si divertiva e soltanto all’una ci accorgiamo che è passata l’ora dell’appuntamento…così corriamo nell’altra discoteca

Il ragazzo:

All’Evita?

La ragazza:

Si all’Evita e tu continui a guardarmi le tette

E insomma arrivati all’Evita loro non ci sono già più. Così ce ne torniamo a casa, ma la mattina siamo ancora in albergo…mi faccio passare al telefono Warren Cuccurullo, ma lui non scende e mi riempie di parole.

Il ragazzo:

Warren Cuccurullo fa la voce grossa?

L’inquilino:

In Chatolic Girl di Frank Zappa  Warren Cuccurullo canta con la voce da cula

La ragazza:

Si,si è incazzato e ci dice che ci siamo comportate male, e che lui ci è rimasto male, e che non mi vuole più vedere e così la sera ci guardiamo il concerto dalle gradinate

Il ragazzo:

Che storia…

La ragazza

Che sfiga…

L’amico

Che tre coglione

L’amico:

E Simon?

La ragazza:

E Simon un cazzo…e io me ne torno a scuola e inizio a raccontare la storia a tutte le mie amiche. Racconto di Warren Cuccurullo, di John Taylor, dei salatini, e della Vespa. E dico che porterò le foto appena finisco il rullino

Il ragazzo:

Beh almeno avrai delle belle foto

La ragazza:

Taci và…sai quel rullino?

Il ragazzo

Non dirmi che l’hai perso? Che te l’hanno perso? Che le foto si sono bruciate?

La ragazza:

Peggio

Il ragazzo:

Cosa?

La ragazza:

Beh insomma quel rullino non finiva mai

Il ragazzo:

Come non finiva mai?

La ragazza:

Beh insomma, faccio foto, continuo a far foto per finire il rullino e alla fine mi accorgo che il rullino non c’era.

Il ragazzo:

Naaaa…che storia

La ragazza:

Che sfiga

L’amico

Che cogliona

Il coinquilino

Erano gli anni ‘80

 

 

 

postato da: wino alle ore marzo 02, 2005 02:43 | link | commenti (14)
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giovedì, 24 febbraio 2005

WARREN CUCCURULLO (prima parte)

Prologo

Le storie nei bar mi pare sempre escano da bocche maschili. Sarà l’immagine che ne esce dai film: il barista confessore, l’avvinazzato che ti racconta la giornata, lo straniero che parla di posti lontani: sigarette, barba e birra.

Questa volta invece è la ragazza a raccogliere le attenzioni degli altri personaggi, sbarbati, e attenti alle parole e alle altre grazie della donna, che beve birra in quantità, come una Cameron Diaz mora, come una Thelma e Louise più giovane.

La televisione trasmette l’ultimo video dei Duran Duran, quel video un po’ trash con Simon Le Bon che canta e ha le fattezze di una costellazione.

Il coinquilino dice alla ragazza

-Vedi lui pensa che sia stata una figata questa cosa degli anni ’80, dei Duran Duran e tutto il resto che ne consegue.

 

Personaggi

La ragazza: donna, carnagione olivastra, trucco nero ma leggero sugli occhi,

curriculum: laureata, probabilmente delusa da tanto e da tanti.

 Ex paninara

Il coinquilino: uomo, carnagione olivastra, una barba che fatica a crescere su un viso che regge bene i quasi 40 anni d’età.

Curriculum: laureato, deluso conclamato, barricadiero dalle barricate di una cassa in un supermercato di un centro commerciale che lo ha accolto da studente e lo ha accompagnato in tutto il suo processo di intellettuale, artista, scrittore, motociclista che dimentica la moto in giro.

 Ex pankettino

L’amico: uomo, carnagione chiara, trasversale con un certo portamento dandy,

Curriculum: laureato brillantemente, negli anni 80 pare girasse con della cocaina arrivata da chissà dove.

 Ex non so cosa.

Il ragazzo: negli anni 80 frequentava le elementari, la sorella voleva sposare John Taylor, in quel periodo vedeva girare per la prima volta audiocassette e riviste che non parlavano di Cristina D’avena.

Curriculum: laureato, paranoide, piace alle madri in tutti i sensi.

 Ex animatore dell’Azione Cattolica

 

La ragazza:

Ma ti piacciono i Duran?

Il ragazzo:

Non proprio, però…insomma…mi rappresentano qualcosa

Il coinquilino:

Vedi gli rappresentano qualcosa, cioè a lui questa cosa rappresenta qualcosa, insomma la vive come mitica

Il ragazzo:

Ma è mitica, insomma ogni famiglia, ogni casa, ogni nucleo si apre ad un certo punto verso una direzione. Insomma prima c’è tutto quello che ti ha messo a disposizione la famiglia: la televisione, gli album di figurine, i libri illustrati, Cristina D’avena…poi tu, o tuo fratello maggiore, o tua sorella maggiore, o tuo cugino, iniziano a girare per casa con le loro “cose”…capisci le loro “cose”…insomma “cose” scelte da loro, comprate con i tre risparmi messi da parte…è lì che si crea la spaccatura. La famiglia, il fratello minore, si devono misurare con quella cosa lì…e per me quella cosa sono stati i Duran Duran.

La ragazza:

Io mi stavo per scopare Simon Le Bon

L’amico:

Eccola…te pareva…anche Simon Le Bon si stava per scopare

Il coinquilino prendendole il viso affettuosamente tra le mani:

Ma quanto sei figa

Il ragazzo:

Ti stavi per scopare Simon Le Bon?

La ragazza:

Beh non proprio…insomma

Il coinquilino:

Vedi…le tipe…stanno sempre per scopare…poi non scopano…allora pure io è 20 anni che sto per scopare, sta di fatto che è 20 anni che non scopo

Il ragazzo:

Taci…spiega spiega

La ragazza:

È stato durante il concerto di San Siro. Vado con la mia amica Francesca che ha il padre palermitano. Siamo davanti a San Siro, sono le 15, ci diamo appuntamento per la fine del concerto in quel preciso punto. Entriamo nello stadio. Il campo è già mezzo pieno. Pieno di ragazzine sedute. Io guardo la scena incredula.

Capisci?... Io volevo essere sotto al palco, volevo salutare Simon. Mi viene da piangere. Tutta quella strada per stare a metà del campo da calcio. Tra me e Simon mezzo campo di ragazze urlanti. Mentre sono lì in piedi sento il caldo sopra la mia testa. Mi tolgo la camicetta, la lego in vita e rimango solo con il body…e con i jeans e tutto il resto…insomma mi metto più comoda. A quel punto dal palco un tipo inizia a sbracciarsi…-venite avanti- dice.

Il ragazzo:

Mezzo campo di San Siro pieno e lui vede solo voi?

La ragazza:

Ma si…eravamo le uniche due in piedi capisci? Tutte sedute e solo noi due in piedi, quella è stata la nostra fortuna.

Il ragazzo:

…Ah…

La ragazza:

E il tipo si sbraccia –venite avanti- urla. -ma come faccio?- rispondo

Capisci come facevo a passare sopra a tutte quelle tipe sedute a terra?

Il ragazzo:

Capisco capisco…ma di che colore era il body?

La ragazza:

Ma mica mi ricordo

Il ragazzo:

No devi dirmi un colore, altrimenti non riesco ad immaginarmi la scena

La ragazza:

Un colore…un colore? Rosa…era rosa il body

(ndr) Il ragazzo abbassa gli occhi e cerca di guardarle le tette

La ragazza:

Ma che fai?Mi guardi le tette?

Il ragazzo:

…ah no…era per immaginare…dimmi…dimmi…il tipo dal palco vi chiama

La ragazza:

-Venite- continua a urlare. –ma come facciamo?- dico io…-venite- continua a urlare. A quel punto io e la mia amica ci guardiamo e iniziamo a fare la traversata delle teste e dei corpi.

-Puttane- -Troie- -Dove cazzo andate?- ci urlano di tutto, ricordo che ci tenevano pure i piedi, ma noi ormai si voleva andare sotto al palco. Appena arriviamo sotto al palco iniziano a sparare con gli idranti. Tutta la gente si alza e inizia a premere sulle transenne. C’è un caldo della madonna, gli idranti, la ressa, un casino di gente inizia a svenire. Il tipo dal palco continua a dirci – Venite su, venite su-

E io continuo a dirgli – Ma come faccio?- e lui mi mima uno che sviene.

Io allora inizio a dire – Mi sento male, mi sento male- E la mia amica ripete – Si sente male, si sente male-

Ci tirano su dalla folla e ci portano dall’altra parte, mi fanno bere qualcosa, mi fanno distendere e poi io faccio finta di riprendermi. Andiamo dal tipo del palco che scopriamo fare il tecnico dell’audio o qualcosa del genere. Ci offre coca cola e fumo. Fumiamo e beviamo coca cola. Il produttore, il responsabile del concerto…come cazzo si chiama?

Il coinqulino:

Sarà stato David Zard

La ragazza:

Si quello, David Zard ci becca e si incazza, ci dice che ce ne dobbiamo andare. Ma noi restiamo e ogni volta che passa ci nascondiamo dietro le casse. Tra una cosa e l’altra arriva l’ora del concerto.

Il ragazzo:

Ma voi al tecnico del suono non avete fatto nemmeno un pompino?

La ragazza:

Ma che cazzo dici, ma che pompini, si stava là e basta, io ero lì per Simon.

L’amico:

Lei era lì per Simon no?

La ragazza:

Si ma siamo tropo laterali, John Taylor che anche è carino sta dalla parte opposta, Simon invece si muove un po’, noi siamo lì che cerchiamo di salutarlo, ma i nostri saluti finiscono sempre addosso a Warren Cuccurullo

L’amico:

Warren Cuccurullo?

Il ragazzo:

Quello sfigato di Warren Cuccurullo?

La ragazza:

Warren Cuccurullo…si lui

Il ragazzo:

Dimmi che ti sei scopata Warren Cuccurullo?

La ragazza:

Ma hai presente com’è Warren Cuccurullo? E’ un cesso Warren Cuccurullo.

Il ragazzo:

Si va beh…ma è pur sempre uno dei Duran Duran

La ragazza:

Ma io ero lì per Simon

L’amico:

Lei era lì per Simon

Il coinquilino:

Warren Cuccurullo è una scoperta di Frank Zappa, non poteva che essere un cesso

Il ragazzo:

…e poi?

La ragazza:

Poi tra una pausa e l’altra Warren Cuccurullo si avvicina a noi e ci saluta, parliamo ci dice di aspettarli alla fine del concerto.

Ma noi abbiamo il padre palermitano che ci aspetta fuori capisci?

Il ragazzo:

Che sfiga…e quindi?

La ragazza:

Beh per farla breve, Warren Cuccurullo ci dà lo pseudonimo con il quale è registrato nell’albergo a Firenze. Due giorni dopo c’è il concerto a Firenze…e noi abbiamo la sorella dell’amica che abita a Firenze. Insomma torniamo a casa e il giorno dopo partiamo per Firneze per andare a vedere che succede con Warren Cuccurullo.

L’amico:

Warren Cuccurullo? Ma è bruttissimo Warren Cuccurullo

Il coinquilino:

E’ stato scoperto da Frank Zappa è logico che sia brutto

(continua)

 

 

 
postato da: wino alle ore febbraio 24, 2005 00:17 | link | commenti (2)
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